Yug-do, l’arte marziale del bambù

 

L’arte del bambù, o Yug-do, è un cammino di trasformazione personale, esteriore ed interiore aperto a qualsiasi persona.

Oltre l’Aikido, il Tai-Chi o lo Yoga, la pratica del “bastone cinese” riunisce l’essenza di queste tradizioni orientali e permette di raggiungere un alto grado di armonia con la natura e con se stessi.

Come un funambulo sul filo del rasoio della vita, lo Yug-do è un mezzo efficace per essere vigili, sviluppare la coscienza ed affrontare positivamente i cambiamenti.

Yug significa che l’essenza della vita è unità, l’essenza della pratica dello yoga è raggiungere questo Yug.

Do significa cammino. La natura, la realtà sono cambiamento. Le diverse arti marziali hanno aggiunto la sillaba “do” ai diversi stili: Karate-do, Taekwon-do, Aiki-do.

Yug-do è il cammino verso l’unità, ma  anche il cammino che unifica.

Non è un metodo o una tecnica, è soprattutto un’esperienza di relazione tra se stessi e ciò che ci circonda.

Nasce dal centro del nostro corpo per potersi esprimere in modo autentico ed armonico su tutti i piani del nostro essere (fisico, emozionale, mentale, spirituale).

Il Bambù

E’ una delle immagini più preziose delle Arti Marziali. Il suo germoglio che spunta con forza in primavera, di un verde chiaro ed intenso è il simbolo per eccellenza dell’Elemento “Legno” (Uno dei 5 Elementi della Medicina Tradizionale) e quindi rappresenta la forza della nascita, l’inizio, la volontà di “uscire” (radicandosi) dalla Terra per erigersi in verticale verso il Cielo.

Allo stesso tempo, una volta cresciuto, è un sempre verde e quindi (come i pini) è simbolo di longevità e di eterna giovinezza: il Bambù infatti, è relativamente sottile e longilineo, come spesso lo sono i vecchi, ma ciò nonostante è flessibile ed elastico come lo sono i bimbi.

Inoltre, la sua conformazione, vuoto dentro e con dei nodi che suddividono il tronco, può accumunarlo al Saggio dal Cuore Vuoto ma con dei “punti fermi”, simbolo di modestia e Virtù.

Le qualità simboliche del bambù

  • Conciliare forza con flessibilità
  • Poter essere utilizzato come canale
  • Essere al centro
  • Conciliare gli opposti
  • Mantenere in proporzione soavità e reazione
  • Permettere fluidità

 

Yoga e Yug-do

Non c’è fondamentalmente alcuna differenza tra Yoga e Yug-do. Con il termine Yoga intendiamo una grande quantità di tecniche, stili e linee di lavoro, che cercano in essenza lo sviluppo della coscienza, con il fine di creare un ponte tra l’Umano e l’Essere. In questo è il senso della Trascendenza.

Il Gran Maestro Serge Raynaud della Ferriere riunì tutti questi sforzi e possibilità con il termine di YOGHISMO.

Possiamo pertanto considerare lo Yug-do uno stile di Yoga.

Comprende la base classica dell’Asthanga Yoga di Patanjali, ossia gli otto stadi classici, dallo Yama al Samadhi, ma anche la base Tantrica dello Yoghismo che implica l’uso del corpo e della realtà come porta essenziale verso la Trascendenza.  E’ importante inoltre la relazione tra Guru e Chella, o come si dice in Occidente tra Maestro e Discepolo.

A tutto questo si aggiunge l’allenamento marziale, destinato all’affermazione personale e allo sviluppo di capacità che aiutino ad integrarsi sempre meglio nella vita quotidiana.

Esistono molti stili di arti marziali, alcuni sono diventati pratiche sportive, altri hanno conservato la loro essenza spirituale. Lo Yug-do vuole rientrare tra questi ultimi.

Sia lo Yoga che lo Yug-do in essenza cercano di raggiungere la coscienza di Essere, attraverso la pratica della meditazione, che rappresenta il punto di convergenza.

 

Le finalità della pratica

Livello fisico

Si cerca essenzialmente due cose: la salute e lo sviluppo di abilità motorie, come agilità, coordinazione, flessibilità, forza, rapidità, ecc…

Livello mentale

L’obiettivo è triplice:

  1. sviluppare la capacità di attenzione e di forza mentale
  2. coltivare virtù etiche e morali che riguardino carattere e comportamento (Yama e Niyama)
  3. dominio emozionale che trasformi l’energia delle emozioni in espressione e utilità funzionale a tutto l’essere umano.

Livello spirituale

Scoprire le nostre capacità di essere liberi e di amare unendole come le due ali di un uccello

Vivere coscientemente in ogni momento le piccole-grandi cose della vita.

Per cominciare… 

E’ importante verificare la propria attitudine iniziale. In Occidente siamo abituati a partire dalla teoria per arrivare alla pratica, una specie di “comprendo, poi faccio”. In Oriente, e specialmente in Cina, gli insegnamenti delle arti marziali partono dal rovesciamento di questo principio: “faccio, poi comprendo”.

Per iniziare l’essenziale naturalmente è il bambù, ma anche la cosa più simile che si abbia a portata di mano, preferibilmente di circa 2-2,5 cm. di diametro, secondo l’ampiezza della propria mano e di un’altezza che vada dal cuore sino alle ciglia.

L’ora migliore per praticare è il presente, e benché sia raccomandabile farlo al mattino, l’importante è che ci si adatti alla propria concreta realtà.

Il luogo tradizionale è il Dojo, che letteralmente significa “luogo del risveglio”, e questo deve essere il motto della pratica, uno spazio e tempo per risvegliare più coscienza, per essere più presenti. Se esiste la possibilità, è preferibile praticare nel gran tempio della natura.

E’ raccomandabile avere lo stomaco vuoto e indossare abiti ampi e comodi, che non trasmettano freddo e calore.

L’importante è vivere la pratica come un incontro con se stessi, cosicché, anche se ci sembra di iniziare da capo ogni giorno facendo apparentemente le stesse cose,  essa non si ripeterà mai, sarà sempre diversa.

 

 

Pratica di Yug-do